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La deriva Italiana

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La deriva Italiana

Messaggio Da PU7MKI il Mer Apr 08, 2015 8:44 am

Non mi sembra che si voglia salvare l'Italia.


I privilegi "anacronistici" dei politici sono blindati e questo elemento parla da solo ...


Imu triplicata, iva, e ogni altra tassa ed imposta sono misure antieconomiche. 


Sostenere lo Stato con la sola tassazione e' deleterio per l'economia. La  chemio tassazione e' sbagliata e tipica di chi vuole trascinare il 


Paese nella disperazione e nella recessione, favorendo solo gli speculatori internazionali.


Sbagliato vendere i gioielli di Famiglia: Eni, Enichem, Finmeccanica, Pirelli, Telecom etc.


[Facendo riferimento alle principali operazioni, il 63% degli introiti daprivatizzazioni ha riguardato imprese industriali. Si tratta essenzialmente dicessioni degli ex-enti di gestione (IRI, ENI ed EFIM); il Tesoro è intervenutoprivatizzando Telecom Italia e Seat (24.500 miliardi circa, pari a poco menodella metà del totale), precedentemente rilevate dall’IRI, solo per consentire ilrispetto dell’impegno sulla riduzione dei debiti di questo ente per la fine del1996 conseguente all’accordo “Andreatta-Van Miert”. Le operazioni degli exentidi gestione si sono sviluppate secondo criteri differenti: l’ENI haconsiderato il programma di dismissioni come una semplice selezione delproprio portafoglio di business, l’EFIM ha operato nell’ambito di unaprocedura di liquidazione, l’IRI ha operato dapprima in un’ottica disuperamento di condizioni finanziarie critiche (80 mila miliardi di debitifinanziari accumulati e oltre 16 mila miliardi di perdite nel biennio 1992-93),poi - dal 1997 - in un’ottica di liquidazione di tutte le sue attività.

fonte: http://www.mbres.it/sites/default/files/resources/download_it/rs_priv_testo.pdf]


Sbagliato essere entrati nell'Ue previa cessione della sovranita' politica e monetaria.


Ricordiamo di essere stati la 5/a (quinta) potenza economica mondiale ed oggi siamo paragonabili ai paesi emergenti, ma forse neanche.


Sbagliato aver aumentato le disuguaglianze, generatrici di disagi sociali e violenza.


Chi ci guadagna da tutto cio? naturalmente i politici. Loro vivono in un mondo parallelo, in un paradiso artificiale, lontani dalla realta'
di un Paese che soffre, umiliato e senza speranze per il futuro.


Il debito pubblico e' ad oggi 2.230 Miliardi di Euro crescendo senza freni.


  • L’Italia non è sempre stata un paese ad alto debito pubblico. Cattive politiche di bilancio hanno provocato un rapido aumento del debito pubblico dagli anni Settanta a oggi, portandolo a superare i 2000 miliardi di euro;
  • Rispetto al Pil, il debito pubblico italiano vale circa il 126%;
  • In termini pro capite, ciò significa che su ciascun cittadino italiano grava l’equivalente di circa 33.000 euro di debito.


[Nel corso della sua storia, l’Italia non è sempre stata fiscalmente irresponsabile. La situazione delle sue finanze pubbliche ha attraversato periodi difficili, come le due guerre mondiali e il periodo fascista, e periodi più felici, come i primi anni del Novecento e il secondo dopoguerra. Da metà anni Sessanta, però, una reinterpretazione “lassista” dell’articolo 81 della Costituzione ha cambiato il sistema di vincoli che agivano sui politici ed ha permesso un’esplosione dell’indebitamento. Durante i decenni successivi, nessuno è mai davvero riuscito a invertire questo pericoloso trend.
Ci ritroviamo a iniziare il 2013 con oltre 2.000 miliardi di debito pubblico ufficiale, circa il 126% del PIL. Se aggiungiamo anche le stime dei debiti commerciali della PA, arriviamo al 131%, in continua crescita.
In termini di interessi, questi alti livelli di debito pubblico costano ai contribuenti italiani circa 80 miliardi di euro ogni anno: più del 5% del Pil e circa il 10% del totale della spesa pubblica. Inoltre, un elevato rapporto debito su PIL pone gravi rischi sistematici e ci rende “osservati speciali” sui mercati finanziari. Abbiamo già visto nell’estate 2011, con lo spread in continua crescita, quanto rapidamente la situazione possa sfuggirci di mano.
fonte: http://www.liberarelitalia.it/debito.php]

Gli interessi sul debito pubblico:

[Gli interessi passivi sul debito pubblico sono destinati ad aumentare e a raggiungere quota 100 milardi nel 2015. Dai 78 miliardi pagati dallo Stato per finanziare il proprio debito nel 2011 si passa agli 89 nel 2012 per salire ai 95 nel 2013 e per arrivare a quota 99,808 nel 2015. Le proiezioni - contenute nel bilancio 2013 della ragioneria dello Stato - indicano quindi un avvicinamento dell'Italia alla fase critica del 1992 quando gli interessi passivi a carico dello Stato raggiunsero quota 99 miliardi per poi inanellare un trend crescente fino ai 116 miliardi del 1996 (grafico storico sugli interessi passivi sul debito italiano).Con la differenza che in quel periodo i tassi di Vito Lops - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/FmRtP]

Ma di quale ripresa parlano? non esistono dati positivi in tal senso.

Il risparmio di 18 Miliardi di tasse, di cui si vanta il governo tecnico in carica, e' a favore delle imprese che assumono.

Nessuna riduzione per l'Imu, l'Iva e ogni altro balzello fiscale delegato ai Comuni. Stanno colpendo quindi i risparmi, non la ricchezza.

Il debito pubblico Italiano e' pari al 120% del PIL, in progressivo disavanzo.

Ai lavoratori hanno abolito l'unica tutela: l'Art. 18, togliendo loro la dignita'. Potranno essere cambiati di "mansione" e licenziati in qualsiasi momento. In pratica siamo ritornati al tempo dei "Padroni", che precedeva lo "Statuto dei Lavoratori", quindi indietro di almeno 50 (cinquanta) anni. 

La sinistra parla di "progresso e futuro", ma di cosa parlano? piuttosto i Sindacati si impegnino per tutelare i lavoratori dipendenti, da non scambiare per "Schiavi moderni".

Suicidi dovuti alla crisi: 


[Suicidi per la crisi: sono aumentati del 59% in un anno

Nei primi 9 mesi di quest’anno in Italia sono cresciuti del 59,2% i suicidi per cause economiche. Lo dimostra lo studio di Link Lab, il Laboratorio di Ricerca Socio-Economica della Link Campus University che nel 2012 ha istituito l’Osservatorio suicidi per crisi economica. L’aggiornamento dei risultati monitorati dall’Università romana decreta una vera e propria escalation degli episodi tragici, con 164 vittime da gennaio a fine settembre 2014 (lo scorso anno nello stesso periodo erano 103), che portano a 402 il numero di persone che hanno deciso di togliersi la vita per motivi economici dal 2012 a oggi.
Si abbassa l'età media - Gli 82 suicidi tra le persone disoccupate, esattamente il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, hanno modificato per la prima volta la triste graduatoria legata alla condizione lavorativa delle vittime, sino a oggi condotta dagli imprenditori (67 casi nei primi 9 mesi del 2014). Inoltre, se il dramma si conferma investire quasi esclusivamente i maschi (154 uomini, 10 donne), cambia invece l’età di chi ha deciso di togliersi la vita, abbassandosi di oltre 10 anni. Da quanto risulta dall’indagine di Link Lab, il 36,6% dei suicidi di quest’anno riguarda la fascia tra i 45 e i 54 anni, mentre i 55-64enni - che solo lo scorso anno rappresentavano la casistica più frequente - registrano un’incidenza minore anche rispetto ai 35-44enni (22,6%). Da notare infine come tra i disoccupati l’incidenza tra i giovani sia quasi doppia rispetto al dato generale (le vittime disoccupate entro i 34 anni sono il 13,4%, contro il 7,3% dell’intero campione). Dall’inizio del monitoraggio (nel 2012) sono 184 gli imprenditori che si sono tolti la vita per problemi economici, 168 i disoccupati, 35 i dipendenti, 8 i pensionati. Anche quest’anno aprile, mese di bilanci per le aziende, presenta il numero più elevato di suicidi (26), seguito da luglio (24), periodo in cui si pagano le tasse.
Il Veneto la Regione più colpita - Nell’annus horribilis per le vittime della crisi è ancora il Veneto la regione che conta il maggior numero di casi (26), seguita dalla Lombardia, che è passata da 6 a 21 suicidi e dalla Campania con 19 (erano 10 nello stesso periodo del 2013). Poi Emilia Romagna e Toscana (12), Liguria (11), Marche (10), Sicilia (9), Abruzzo, Lazio, Puglia, Sardegna, Umbria (6). Uno dei pochi segnali positivi arriva dal Piemonte che registra un calo dei casi (da 10 a 4). Complessivamente negli ultimi 3 anni si sono verificati 70 episodi di suicidio in Veneto, il 17,4% del totale; a seguire la Campania con 44 casi, la Lombardia con 38, la Sicilia con 32. Considerando le aree geografiche del Paese, si stabilizza il livellamento del fenomeno registrato già nel 2013, non più caratteristica esclusiva del Nord Italia: al Nord-Est (24,4% del totale) si affianca il Sud, in tragica crescita (23,2%), il Nord-Ovest (22,6%), il Centro (20,7%). Se si analizzano i dati relativi ai 3 anni monitorati dal Laboratorio di ricerca socio-economica della Link Campus*, si nota come il numero più elevato di imprenditori e titolari d’azienda si riscontri nel Nord-Est con 62 casi, oltre il doppio dei casi rispetto a Centro (36), Nord-Ovest (35), Sud (31) e Isole (19). Nelle regioni meridionali invece prevale il numero di vittime tra i disoccupati: sono 41 infatti i casi registrati al Sud, contro i 39 del Centro, i 37 del Nord-Ovest, i 26 delle Isole e i 25 del Nord-Est.
Tentati suicidi - Tra gennaio e settembre 2014 è più che raddoppiato il numero dei tentati suicidi rispetto allo stesso periodo del 2013. Sono 89 (79 uomini e 10 donne) le persone che dall’inizio dell’anno hanno provato a togliersi la vita per motivazioni riconducibili alla crisi economica, a fronte dei complessivi 86 del 2013 (39 i casi nei primi nove mesi dello scorso anno) e dei 48 dell’intero 2012. Negli ultimi 3 anni si sono registrati 131 tentativi di suicidio tra i disoccupati a fronte dei 45 registrati tra gli imprenditori, i 19 tra i lavoratori dipendenti e i 5 tra i pensionati.
fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11715085/Suicidi-per-la-crisi--sono.html]

Cari lettori, la situazione Italiana e' irreversibile con questi numeri. Ci stanno trascinando nel baratro.

L'Italia e' divisa in pochi ricchi e tanti poveri. Le tasse non aumenteranno? le tasse devono "drasticamente diminuire" per rilanciare i consumi.

Sono i redditi che favoriscono i consumi, non il lavoro come concetto. Se non si riducono sostanzialmente le imposte e tasse sul lavoro,

sui redditi e quindi sulle famiglie, non ci sara' nessuna speranza di salvezza.

I politici la finiscano di fare i "Reucci" in  Repubblica. Basta egoismi, faide interne, suicidi di partiti.

Costruiamo insieme la nazione dalle ceneri, con onesta', impegno e soprattutto pensando ai nostri figli e alle prossime generazioni.

I politici, la classe dirigente, diano l'esempio, per una volta. Se non lo faranno, addio per sempre all'Italia.

Politici non perdete tempo, iniziate subito a salvare "sul serio" questa nazione, oggi in agonia.

Basta slogan, proclami, demagogia: "servono solo a peggiorare gli interessi generali"


https://www.facebook.com/notes/il-blog-di-fabrizio-bratta-httpfabriziobrattaaltervistaorg/la-deriva-italiana/445135018997550


http://www.spreaker.com/user/blogger2014/paolo-barnard-siamo-in-chemiotassazione_1















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